Lui e il mistero

Un biglietto tra le mani e, ancora, il suo nome sospeso sulle labbra.

Tàmina.

Un accento sulla prima sillaba, deciso e forte come il suo sguardo, seguito, poi, da due vocali lievi ma pericolose.

Una Mina.

Sorrido da solo e ripeto a mente le parole non dette.

“Che meraviglia che sei Tamina.” Questo vorrei dire a quella donna che mi ha appena lasciato lì.

Gomiti sul tavolo come solo una donna sicura di sé può fare.

Una donna che provoca imbarazzo.

Di fronte a lei mi rivedo…uomo semplice, capelli corti già grigi, piedi larghi, mani ruvide.

Lei ed io stiamo come due cateti divisi da un angolo ancora ignoto.

Mi decido.

Spiano il suo biglietto.

Un numero e poi “21 Marzo. Forchette Forbite.”.

Foto concessa da Alessandro Rifici

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