Lei e la cucina a domicilio

E’ primavera.

Dopo una giornata al lavoro, la pausa serale serve a  “togliere”  tutti i pesi dalla schiena.

Ho un pensiero, di passaggio, che si ripresenta da giorni. Parole che mi lasciano una data, un appuntamento, forse.

21 Marzo.

Spiano il biglietto e rivedo il messaggio che Lei mi ha lasciato; quel pezzetto di carta mi distrae, o meglio, mi tenta.

Mastico la mia cena e leggo il libro, mi viene, però, automatico prendere il telefonino e comporre quel numero.

Non ho credito.

Allora mi alzo, esco in strada; dovrà pur esistere, ancora, un telefono pubblico.

Ho lasciato tutto sul tavolo, anche il biglietto.

Me ne accorgo quando sono già nella cabina. Sorrido.

Questi contrattempi frenano sempre la corsa, l’istinto.

Faccio la strada avanti e indietro e in un attimo ho dei numeri sulla punta delle dita.

“Tamìna?”

“No. Forchette Forbite.”

Sento la sua voce, sensuale anche al telefono.

“Mi hai lasciato un numero ed una data. Eccomi.” le dico.

“Quando vengo a prepararti cena?”. Resto in silenzio. C’è qualcosa che mi sfugge. Approfitta della mia pausa.

“Mi occupo di tutto. Faccio la spesa. Vengo a casa tua tre ore prima. Utilizzo i tuoi fuochi e le mie pentole. Preparo cena. Lascio tutto in ordine e se vuoi… (pausa) resto a cena con te. Allora quando si fa?! Domani! Lasciami l’indirizzo.”

Confuso da questa cascata di parole veloci, le detto una via e un numero.

“Allora intesi. A domani”

Ha già riattaccato.

 

 

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