Lui e la carbonara

E’ buio. E’ già da me. Sento rumori provenire dalla cucina ma non oso avvicinarmi. E’ Lei e lo so. Tra l’imbarazzo di avere un’estranea in uno spazio privato e l’emozione di scoprire che mantiene la parola data, poggio il cappotto e resto in salone. Mentre sto di spalle sento le sue dita passarmi sul collo; seguono linee da un orecchio ad un altro. Non capisco il suo gesto silenzioso, mi giro. Dice che ho due rughe che ricordano una strada, due tagli e tanta vita. Ha un vestito bianco che sfiora il corpo in tutti i punti, un ciliegio in fiore. Siamo in piedi. E’ lei a portarmi in cucina, tavola apparecchiata, bicchieri di vino rosso e due piatti ricchi. Capisco poco di lei, ma ancor meno di me. Mi siedo alla mia tavola e chiedo cosa significa tutto quello. “Cucino per te. Solitamente è il cliente a scegliere cosa mangiare ma stasera è un’eccezione. Tu sei un’eccezione.”dice. “La distanza tra noi è come quella tra il mio nord e il tuo Sud.- continua- Carbonara con lardo di colonnata e ‘nduja.” Continua ad essere lei quella che confonde e osa. Chiede se ha indovinato la mia regione del Sud. No. I miei sono di un paese lucano. Pochi conoscono la mia terra e già sfiorarla è buon segno. Non ha indovinato l’ingrediente giusto, ha un labbro imbronciato e mi piace. “Senti Tamina, non è che ti interessa sapere il mio nome?” ” Me lo dirai.”risponde” Ma non ora.”

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