Noi e l’intreccio

Mi ha in pugno.

“Tienimi. Tienimi ancora. E’ quello che ci serve stanotte. Tienimi e non mi chiedere”.

Neanche saprei cosa chiederle. Non ora che i nostri corpi si attorcigliano.

E’ un incastro perfetto. Niente è così forte da staccarci, adesso.

Gira intorno a gesti risaputi senza caderci dentro. Sta inventando l’amore in mezzo a doni e rinunce.

Amore, sul corpo di Tamìna, è la cosa più vergine di carne.

Eppure mi distrae con i suoi respiri che richiamano onde, onde sbattute contro i suoi scogli.

Tutti i suoi gesti seguono un desiderio. E’ caldo e richiama a sé un gelato e la sua freschezza. Non c’è vergogna.

E’ una lotta senza ritorno. I corpi non trattengono carezze.

Le sue mosse sono leggere, mai stanche.

La sua ombra va e viene, sbatte al vento. Resta un pò in cima a richiamare forze. Poi…

Le mie mani appoggiate sui suoi fianchi si liberano dell’imbarazzo e sto con lei come una farfalla, senza giorno dopo.

 

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