Lei e la parigina (2)

“Sabato alle 15:00. Louvre”.

Voleva essere diretta, semplice e lineare. Tutta la notte a cercar la risposta giusta e alla fine era arrivata. Avevano vinto quelle poche parole. Quel messaggio, sotto le spoglie di un sms, le era sembrata la giusta e sola risposta a quel “non riesco ad addormentarmi, manchi tu.”

Non chiamarlo era un rischio. L’avrebbe aspettata?

Ma ormai doveva andare. La prima volta a Parigi, forse la più bella.

Era il pomeriggio di un novembre distratto che si credeva aprile e sorprendeva tutti con un cielo rossiccio e un vento caldo, tutt’intorno.

Arrivata con largo anticipo, aveva trovato un posto in mezzo al caos.

Ad una fila ordinata, all’ingresso di quella piramide di vetro, si contrapponeva il chiasso dei turisti.

Sembrava che il mondo intero si fosse riversato lì.

Ma lui non c’era.

Tutto questo viaggiare verso lui non aveva avuto senso.

Iniziava a non perdonarsi di essere stata così sciocca da credere ad un biglietto e partire.

Forse, lui, l’aveva invitata in un momento di debolezza ma poi chissà quali braccia francesi l’avevano già stretto.

Il mondo ad osservar la sua solitudine. Una solitudine che stancava, annoiava e allungava i tempi vertiginosamente.

15:45.

Tanto valeva entrare al Louvre, sfruttare quelle due ore prima della chiusura e dimenticare il suo sciocco romanticismo perdendosi nell’arte, quella vera.

In fila, sola.

Ora che ci pensava non aveva prenotato neanche una camera; così certa che quella notte l’avrebbe passata con lui.

Sciocca, in fila, sola.

All’albergo avrebbe pensato poi. Ora bisognava distrarsi e vivere.

Superata l’attesa solitaria e il controllo all’ingresso, era lì.

Si strinse nelle spalle e poi, veloce, salì le scale verso l’ala Richelieu.

Fu un attimo, un marchio e un sacchetto di un colore noto attirararono la sua attenzione.

Parigi era il sogno goloso di un macaron di Laudurée diviso tra due amanti e in cima a quelle scale c’era un segnale.

La faccia di lui fece capolino, con le guance rosse e un sorriso.

“Allora eri qui”.

“Ti aspettavo da sempre”.

Al centro di quel propileo di vetro e acciaio, accadde, al sapor di macaron francese, il loro primo vero bacio.

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