Lui

Il giorno di lavoro è stato peso sulle braccia. Avanti e indietro sul cantiere. La polvere spalmata sui nostri visi e ancora il profumo di Lei nelle narici.

Ecco che penso a lei, ancora e solo a lei. Questo pensiero fisso sembra quasi dare un senso, una variante allo sforzo del lavoro.

E’ stata una notte di intrecci e… il suo giovane corpo una vertigine per il mio equilibrio. Un bisogno di reggersi per evitare di cadere.

Quelle sue dita lunghe capaci di sfiorare ogni angolo, curva. Nessun imbarazzo per gli anni che ci separano e che la mia pelle racconta. Una regina dell’amore che sa come governare un popolo di amplessi.

Assorbito dalle sue geometrie, mi ha condotto a scoprirle tutte, con passione ed aria complice.

Le sue labbra, sapore di fragole rosse.

Da quanto tempo non ero di una donna, così, senza riserve…io ed una donna?!

Una meraviglia. Lei, Tamìna, la mia meraviglia. Un vento improvviso che ruba i miei sogni, sussurra l’amore e me lo offre,

Ho amato una donna. Da subito, ho amato questa donna.

Non durerà. Perché dovrebbe?

Smetta quando vuole, intanto io amo.

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Lui e un calice di vino

Mezz’ora a riprender fiato e poi, di nuovo, a riesplorare.

Non conosco uomini così.

Lui per me è novità. Primizia tra gli incontri.

Non sa nascondere le nostre distanze, tra età, gesti e la mia sfacciataggine.

E’ il primo uomo a proiettare, su di me, un’ombra più lunga delle altre.

Dov’era mentre cercavo di rincontrarlo? Un’evasione, distante, in un’osteria.

Ho inventato per lui la cucina itinerante; profumi da portare in questo suo nido.

E ora…ora, c’è solo la pelle come barriera tra i nostri corpi.

Lo assaggio come un corposo vino d’annata. Lui è festa di vendemmia e io?!

Mi sfinisco in questa piacevole battaglia di corpi ma non sono sua. Non sono sua, neanche tra questi abbracci.

Vado con il doppio di colpi ma non imprimo amore.

Mi sfugge il legante di questo nuovo intreccio. C’è silenzio; solo rumore di pelle che riduce centimetri.

Non ho fretta di tornare a casa, per questo mi abbandono, ancora, a lui.

Una finestra che sbatte all’arrivo di questo maestrale.

Lui è il mio vento, ora.

Loro e l’intreccio di labbra

Lei mi passa con le nocche una carezza sopra il dorso della mano.

Non riesco a ricambiare.

Resto fermo.

“Mi piace come sei. Un sasso e io un fiume.”

La guardo in faccia, ho l’impulso di alzarmi e raggiungerla stringendola in un abbraccio.

Resto fermo.

“E io piaccio a te” dice, e non è una domanda.

Non rispondo.

“Allora è sì!” afferma sicura.

“Ma certo. Non ricordo tanta bellezza, qui in questa casa, qui nella mia vita…”

“Non è vero; ma la tua bugia mi suona bene. ” mi interrompe.

Si alza e si avvicina.

Metto un braccio intorno alla sua vita. Avvicino la sua mano al naso. Lavanda.

Appoggia la fronte alla mia, una lentezza calda.

Il suo respiro copre il mio e si sta così vicini da rimanere fermi.

Spinge con la mano la mia nuca. Faccia contro faccia e intreccio di bocche.

Ora respirano solo i nasi e niente è così forte da staccarci, adesso.