Lui e un calice di vino

Mezz’ora a riprender fiato e poi, di nuovo, a riesplorare.

Non conosco uomini così.

Lui per me è novità. Primizia tra gli incontri.

Non sa nascondere le nostre distanze, tra età, gesti e la mia sfacciataggine.

E’ il primo uomo a proiettare, su di me, un’ombra più lunga delle altre.

Dov’era mentre cercavo di rincontrarlo? Un’evasione, distante, in un’osteria.

Ho inventato per lui la cucina itinerante; profumi da portare in questo suo nido.

E ora…ora, c’è solo la pelle come barriera tra i nostri corpi.

Lo assaggio come un corposo vino d’annata. Lui è festa di vendemmia e io?!

Mi sfinisco in questa piacevole battaglia di corpi ma non sono sua. Non sono sua, neanche tra questi abbracci.

Vado con il doppio di colpi ma non imprimo amore.

Mi sfugge il legante di questo nuovo intreccio. C’è silenzio; solo rumore di pelle che riduce centimetri.

Non ho fretta di tornare a casa, per questo mi abbandono, ancora, a lui.

Una finestra che sbatte all’arrivo di questo maestrale.

Lui è il mio vento, ora.